La Storia di Zogno

Quello che noi oggi chiamiamo Zogno è l’insieme amministrativo di comuni un tempo autonomi, accorpati con Regio Decreto del 16 febbraio 1928. Essi sono, oltre al capoluogo Zogno, Stabello, Poscante, Grumello de’ Zanchi, Endenna, Somendenna e Spino al Brembo.
I nomi di alcune di queste comunità ci risultano tuttora oscuri (Zogno dal latino Juvonius? Endenna dall’etrusco Endina?), perché non sappiamo nulla delle loro origini in quanto il primo documento,  in cui le nostre comunità sono citate, è un atto del 1086.
Sappiamo molto di più, invece, del periodo paleontologico del nostro territorio grazie a ritrovamento (1978) di giacimenti di fossili a Endenna e Poscante, notevoli per quantità e qualità di pesci, rettili e crostacei, tra cui pezzi unici al mondo come il Placodonte o l’Endennasaurus, databili tra i 250 e i 200 milioni di anni fa, il primo conservato presso il Museo dei Fossili di Zogno.
Resti umani in sepolture collettive, ritrovati a partire dal 1975 sui monti di Zogno e di Endenna (e ora conservati presso la sezione archeologica del Museo della Valle), attestano la continuità della presenza umana a partire dal Mesolitico nella Grotta Pussù (10.000-5.500 a.C.) e soprattutto dal Neolitico (5.000 a.C).
Purtroppo i resti poco ci possono dire sui caratteri delle comunità preistoriche della nostra zona. Si deve giungere fino all’XI-XII secolo, per avere documenti scritti in cui le nostre comunità maggiori appaiono dipendenti da centri diversi: Zogno dalla corte di Almè, Stabello da Sedrina, Poscante da Sorisole e Endenna dai conti di Mozzo.
L’epoca dei liberi comuni significò la conquista di una certa autonomia anche per le nostre comunità, che comunque rimasero legate ai potentati vicini e sempre seguirono le sorti della città di Bergamo. E’ questo anche il periodo della costruzione di case e di strutture difensive per far fronte agli scontri tra guelfi e ghibellini: Zogno aveva una cinta muraria con tre porte (Türchet, Rissolo, Foppa) e un castello; un castello vi era pure ad Endenna (di cui rimane il toponimo). Con la sottomissione alla Repubblica di Venezia (1428) i comuni definirono i caratteri della loro autonomia, anche religiosa, che si mantennero fino al 1797.
Per quanto riguarda l’aspetto amministrativo, i comuni della conca di Zogno vennero attribuiti da Venezia al Vicariato della Valle Brembana Inferiore, con capoluogo Zogno. Vennero formalizzati consigli comunali ristretti, guidati ognuno da un console coadiuvato da sindaci espressi dalle famiglie originarie.
Per quanto riguarda gli aspetti religiosi, Endenna consacrò la chiesa di Santa Maria Assunta già nel 1424 (e la chiesa di Endenna divenne poi la matrice delle chiese limitrofe di Somendenna e di Spino); Zogno costruì la nuova chiesa di San Lorenzo del 1452 sulle rovine del castello e nel 1499 si vide riconosciuto il diritto di nominare il parroco (giuspatronato); Poscante ebbe autonomia religiosa nel 1447; Stabello si separò totalmente da Sedrina nel 1484.
L’interesse per una vita religiosa più radicale si tradusse anche nella fondazione di piccoli conventi come quello di Santa Maria di Zogno concesso ai Servi di Maria nel 1488-1489. Nello stesso periodo la popolazione di Endenna dette vita alla chiesa e al monastero di Romacolo dedicati a Santa Maria della Misericordia e gestito dai frati francescani del Terz’Ordine. Questi nel 1650 accolsero tre sorelle di Endenna che a loro volta fondarono la congregazione femminile nel 1667 per poi trasferirsi nel 1731 nel monastero di Zogno, nel frattempo lasciato libero dai serviti.
A proposito di santità di zognesi, ricordiamo qui la vicenda esemplare del beato Tomaso Vitali nato ad Endenna attorno al 1420 e morto a Pesaro nel 1490, dopo una vita trascorsa nell’ordine dei Servi di Maria (è ora sepolto nel monastero pesarese di San Gottardo accanto al sacello del fondatore dell’ordine, San Filippo Benizzi. Di maggior fama è la vicenda più recente di don Antonio Rubbi.
Il lento superamento delle rivalità intestine portò le popolazioni a fondare istituzioni di carità come le Misericordie, con il compito di dare sostegno ai poveri e alle puerpere, di fare prestiti a chi si trovava in situazioni di temporaneo bisogno e di provvedere all’istruzione di base. Esse furono sempre sostenute da generosi lasciti testamentari.
La stabilità della pace sotto la repubblica veneta permise anche lo sviluppo economico, per cui accanto ad un antico mulino, verso la fine del Quattrocento sorse un follo, quindi nel secolo successivo il maglio della famiglia Maffeis. Nel frattempo, la costruzione della strada Priula (1592-93), di collegamento tra Bergamo veneziana e la Valtellina grigionese passando per la Val Brembana, migliorò le comunicazioni, ma soprattutto rese Zogno il vero capoluogo delle comunità della conca e dell’intera Valle Brembana, favorendone lo sviluppo economico e culturale, tanto più che all’inizio del Seicento il conte Brembati, dette vita ad una cartiera, sulla preesistente roggia, quindi, nel corso del secolo si edificarono anche un maglio e una segheria.  Ai primi del Seicento, prima della peste del 1630, aumentava considerevolmente anche la popolazione: Zuanne da Lezze nella sua Relazione contava 900 persone tra Poscante e Grumello de’ Zanchi, 444 a Zogno, 291 a Endenna, 97 a Stabello, 87 a Piazza de’ Monaci come a Somendenna, 75 a Spino.
Allo sviluppo economico si accompagnò anche quello culturale: le chiese si abbellirono di opere d’arte notevoli, come la Natività di Palma il Vecchio presso la prepositurale di Zogno, e preziosi arredi sacri in parte ora esposti al Museo di San Lorenzo. Privati cittadini impreziosirono le loro abitazioni, come Maffeo Tasso alla metà del Seicento; i Maffeis di Stabello e di Zogno diedero grandi studiosi del diritto e delle lettere e dai Gavazzi e dai Licini di Poscante vennero diversi pittori di rilievo. Tra gli illustri zognesi, in epoca veneziana primeggiarono fra Damiano Zambelli di Endenna, autore di notevoli tarsie a Bergamo e a Bologna, e il cardinal Giuseppe Alessandro Furietti (Bergamo 1684 –Roma 1764) figlio del notaio zognese Giovanni Sonzogni Furietti, che con si suoi studi su Gasparino Barzizza, le sue scoperte archeologiche e la sua monografia sui mosaici, contribuì notevolmente allo sviluppo della filologia e dell’arte europee.
La vitalità delle comunità trovò espressione nella pluralità di attrezzi e di oggetti di uso quotidiano, ora conservati presso il Museo della Valle.
La fine della Repubblica di Venezia nel 1797 e il passaggio delle comunità della conca zognese sotto i Francesi prima e gli Austriaci poi comportarono notevoli novità, anche dal punto di vista amministrativo, come l’apertura dei consigli comunali ai componenti delle famiglie non originarie, come da loro richiesto fin dagli ultimi del Seicento. Zogno, allora di 1300 abitanti, divenne il capoluogo di distretto. Zogno poté aprire una scuola comunale, gratuita per i figli dei poveri, altre vennero aperte da privati, ma con esistenza breve (presso quella dei Gervasoni, in Foppa, studiò pure il futuro card. Felice Cavagnis).
Gli zognesi furono attivi anche nel processo risorgimentale, soprattutto a partire dal 1848-49 (e in questo periodo trovò calorosa ospitalità a Zogno il massimo poeta vernacolo bergamasco, Pietro Ruggeri da Stabello). La Banda Musicale di Zogno, sorta (tra le primissime in provincia) nel 1852, osò suonare l’inno patriottico ungherese a Bergamo, alla presenza dell’imperatore austriaco Francesco Giuseppe (1857). Otto zognesi parteciparono alla campagna del 1859 nei Cacciatori delle Alpi, altri sei (di cui uno di Endenna) all’impresa garibaldina dei Mille.
Con l’unità d’Italia le comunità della conca di Zogno poterono ottenere per la prima volta un proprio rappresentante politico nel consesso più importante, quel Barnaba Zambelli, deputato al Parlamento del Regno dal 1860 alla morte, nato a Venezia, ma di padre zognese, proprietario del palazzo Zambelli-Rimani, ora sede del municipio.
Un vero e proprio sviluppo economico si ebbe a Zogno ai primi del ‘900 grazie alla costruzione della ferrovia di Valle Brembana, aperta nel 1906, a cui si accompagnò la costruzione della centrale idroelettrica Conti, quindi la fondazione della Manifattura di Valle Brembana di Paolo Polli e la costruzione di stabilimenti per la produzione del cemento (Comolli, poi Falk). Lo sviluppo industriale si accompagnò alla realizzazione di nuovi edifici di interesse pubblico, come gli uffici statali (1905), la nuova sede dell’Asilo Cavagnis (arch. L. Angelini, 1911), il cimitero (id., 1914), le scuole elementari (arch. Gavazzi, 1912-15).
Tra i promotori dello sviluppo economico e culturale fu Bortolo Belotti (Zogno 1877 – Sonvico, Svizzera, 1944), brillante avvocato a Milano e deputato della Val Brembana nel Parlamento del Regno dal 1913 al 1924; più volte Sottosegretario e poi Ministro dell’Industria dal 1921 al 1922; rappresentante dell’Italia alla prima assemblea della Società delle Nazioni; autore del primo testo di diritto turistico; raffinato poeta in lingua italiana, milanese e bergamasca, biografo e autore della Storia di Bergamo e dei Bergamaschi (1940) e della Storia di Zogno e di alcune terre vicine (1942). A Zogno promosse la realizzazione del monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale e realizzò uno stupendo parco (vero “Vittoriale Brembano”), in cui si evidenzia il profondo amore per la gente della Val Brembana.
Il ventennio fascista comportò la soppressione dei consigli comunali (ripristinati dalla Repubblica) e il predetto accorpamento dei comuni, per cui gli antichi comuni autonomi divennero frazioni di Zogno, ma mantennero l’identità religiosa delle primitive parrocchie, pur coordinate dal Vicariato di Zogno; vennero meno, invece, i plurisecolari diritti di giuspatronato in seguito a referendum tenutisi tra la fine degli anni ’30 e l’inizio degli anni ’50.
Lo sviluppo economico, sociale e politico zognese nel secondo dopoguerra segue i ritmi della nazione, mentre a livello culturale si rivelano decisive le presenze di don Giulio Gabanelli, che riprende gli interessi per l’arte e per la cultura locale che avevano caratterizzato già don Enrico Mangili all’inizio del ‘900, e di Vittorio Polli, avvocato, industriale figlio del già citato Paolo Polli,  raffinato uomo di cultura e collezionista dai vasti interessi. La stretta collaborazione tra i due darà vita negli ultimi decenni del secolo appena trascorso ai Musei di San Lorenzo, dei Fossili, della Valle, e alla sezione Archeologica di quest’ultimo, ma ancor più, sono stati in grado di diffondere la passione per la cultura e di far diventare Zogno il luogo privilegiato della diffusione della cultura a livello almeno brembano.

 

Bibliografia essenziale:
B. Belotti, Storia di Zogno e di alcune terre vicine, Bergamo, Orobiche, 1942 (1982II)
A. Zois, Memorie storiche della chiesa parrocchiale di Endenna di Zogno, Milano, Zanolla-Re, 1962
Genti e contrade, Zogno, Museo della Valle, 1976
R. Poggiani Keller, La Sezione Archeologica del Museo della Valle, Zogno, Museo della Valle, 1980 (1996 II)
P. Tosino, Zogno, Zogno, Comune, 1983
T. Bottani, Poscante e dintorni ieri e oggi, Bergamo, Corponove, 1995
V. Polli, Amare le cose perdute, Zogno, Museo della Valle, 1996
G. Pesenti, Le rogge di Zogno, Zogno, Archivio Storico San Lorenzo, 1997
San Lorenzo Martire in Zogno, Bergamo, Centro Culturale Nicolò Rezzara, 1998
D. e O. Gimondi, Stabello nel XVI secolo (in tempo di pestilenza), Sedrina,  2001
Bibliografia Brembana(Ü Brèmp d’inciòster), Sedrina, Centro Studi Francesco Cleri, 1995
G. Gabanelli, Guida al Museo di San Lorenzo Martire in Zogno, Clusone, Ferrari, 2001 (2002 II)
Le visite pastorali a Zogno, a cura di G. Gabanelli, Clusone, Ferrari, 2002
I. Sonzogni, La casa natale, la villa e il parco di Bortolo Belotti a Zogno, Zogno, Comune, 2002
P. Lunardon-C. Epis, Somendenna. Miragolo. Storie di comunità, Zogno, Parrocchia dei santi Giacomo,Marco e     Salvatore                                                                                                                            (Ivano Sonzogni)