Dossena

Abitanti: 1005 - Altitudine: m. 986

Sorse qui la prima chiesa plebana della valle da cui dipendevano tutte le altre parrocchie sottomesse alla diocesi di Bergamo. Alla base dell'insediamento storico c'era sicuramente l'interesse per i giacimenti minerari già sfruttati non solo al tempo dei Romani, ma ancor prima durante l'età del bronzo (1000 -1500 anni prima di Cristo). Dal poggio di Dossena la "colonizzazione" si estese gradualmente a tutta la valle, disseminandovi villaggi e contrade che in successiva sequenza avrebbero allentato i legami di dipendenza creando proprie autonomie.

In campo religioso il primato venne comunque riconosciuto fino a tutto il '600, ritenendosi obbligati i vari parroci a far presiedere all'arciprete di Dossena le rispettive feste patronati. Ancora fino a pochi anni fa le chiese dell'antica plebania ritiravano a Dossena l'olio santo da usare per le unzioni sacramentali. Lo sviluppo dei centri di fondovalle, favoriti dalla nuova articolazione viaria della Priula ('600) che permetteva più agevoli collegamenti con Bergamo, fece progressivamente decadere l'importanza di Dossena e degli altri centri della VaI Serina che costituivano fondamentali nodi di transito sul tracciato della "Via Mercatorum" fino ad allora maggiormente usata per il trasporto delle merci. Non bastando quindi le risorse dell'economia rurale, parte della gente dovette emigrare in cerca di lavoro e di fortuna.

L'accortezza di rimanere solidali e coalizzati giocò a favore dei gruppi familiari e delle compagnie di lavoro, che il successo l'ottennero davvero, tanto da permettersi di gratificare la terra d'origine delle opere dei migliori artisti che allora operavano a Venezia dove molti di loro si erano trasferiti. Uguale orgoglio deputa oggi i Dossenesi alla conservazione di tutti questi tesori raccolti nella loro chiesa. Perché poi non si affievolisse il vincolo di coesione suggellato dalla presenza di queste opere d'arte, ecco fiorire ai tempi nostri, quasi per vocazione della terra e per dono della Provvidenza, la figura di Filippo Alcaini, pittore delle più intime radici della comunità. E, su suo invito, ecco accorrere tutte le altre più significative personalità bergamasche, venute a testimoniare la loro arte nei "murales" che abbelliscono gli angoli più caratteristici del paese.

Arte e cultura:
Chiesa arcipresbiterale plebana:
- Polittico del Battesimo di Gesù (attribuzione incerta a Palma il Vecchio, Francesco Rizzo da S. Croce o seguaci)
- Polittico all'altare della Madonna del Rosario, di Francesco Rizzo da S. Croce ('500)
- Annunciazione, tre tavole attribuite a Palma il Vecchio ('500)
- Martirio di S. Giovanni Battista, di Paolo Veronese ('500)
- S. Rocco con due Santi, di Paolo Veronese
- S. Francesco, S. Carlo, S. Zaccaria, S. Elisabetta: 4 tele di Carlo Ceresa ('600)
- Ultima Cena, Agonia di Gesù: 2 tele del fiammingo Nic{}la Reimier ('600)
- Madonna de los remedios, (dipinto secentesco proveniente da Siviglia)
- 4 tele della Passione, di Carlo Ridolfi ('600) .Risurrezione, di G.Franco Cassana ('600)
- Battesimo di Gesù (di ignoto del '600)
- Transito di S. Giuseppe, di Giovanni Segala ('700)
- SS. Trinità, di G. Adolfi ('700)
- 2 tele del Cifrondi ('700)
- Statua della Madonna Addolorata, di Luigi Carrara ('800), detta "Madonù" per la fattura ricavata da un unico blocco di noce