Febbraio 2018

LA CROSTA DELLA TERRA
Viaggi intorno al mondo
di Vittorio Polli

La Gallura incomincia col mare della Maddalena e da Palau sale verso l'nterno con molte  alternative di profili, con montagne piene di figure. Si incontrano Cavalli e uomini, asinelli e uomini mentre le case sono lontane le une dalle altre. La strada, dopo aver lasciato il mare, sale dolcemente verso azzurre montagne poi s'inabissa nelle foreste di querce da sughero.
Le foreste ci hanno fatto dimenticare la novità del paese mai visto, a causa della loro singolarità. Il verde cupo, le ombre profonde, il fogliame basso e gli infiniti gesti dei rami. Sono foreste di verde perenne, che sfidano gli inverni e i venti di tramontana..
Camminando nel bosco sotto un tetto di fogliame basso le forme degli alberi si vestono di sembianze umane.
Le forme sono gesti, le parole sono lasciate al vento che le porta a chi vuole, a un ragazzo pauroso, a un vecchio tempestoso e a me che sogno nel guardare queste forme e che le rendo a me stesso come storie vere.
Le foreste di sughero fruttano ogni nove anni e nel tronco hanno il segno e le rughe del tempo; sono molto diverse da tutte le altre; non sono iontricate, non sono impenetrabili ma dense di un verde fondo e piene di movimento nei rami.
Poi riappaiono le case e la gente. Questa parte dell'isola non ha nelle sue case una particolare architettura. Troppo povera la gente per adornare di qualche decorazione un abitacolo, per sfuggire con un diversivo alla difficile vita che hanno condotto da secoli.
La realtà dell'isola è patente in queste costruzioni, dove il tufo conferisce un'aria di anbtico a tutti i muri, dove le case sembrano essere soltanto un riparo per la pioggia; poche stalle, molti animali all'aperto.
Nei paesi più grandi sole le chiese hanno qualche decoro di architettura; il resto sembra un mettersi vicino per il freddo,un esporsi al sole, un ripararsi per stare uniti contro il vento.
Con l'andare della strada ogni tanto appare il mare; si presenta su golfi ampi elarghe insenature deserte.
La gente che incontri ti guarda e tu la guardi; volti neri, occhi neri, zigomi acuti negli uomini, volti più arrotondati nelle donne. Una razza inconfondibile, veramente una razza particolare. Soffrono per kla lontananza dei luoghi più evoluti; vogliono cominciare ad evolversi, vogliono fare e forse non sanno fare.
Sembra  una umanità da riprendere e condurre quasi per mano. Guardi nei loro occhi e ti par di riconoscere sentimenti non dissimili da quelli degli altri; un loro modo di vivere, un popolo di usanze antiche, pieno di proverbi, un bagaglio di superstizioni da buttar via, da buttar giù dall'alto delle rocce in mare come rifiuti.
Chi aiuterà a camminare questa umanità quando sarà spogliata del suo passato?
Potranno mutare i sentimenti, incenerire le tradizioni, liberarsi da tutto ciò che impedisca di volgersi a nuove maniere di vita?
La strada ci riporta in una foresta di sugheri, dove il libeccio ha orientato e piegato tutta la vegetazione: le cose che abbiamo pensato della gente, dei loro problemi, sono più grandi di noi e restano impigliate nel folto degli alberi come irrisolvibili.

1960