gennaio 2019

LA CROSTA DELLA TERRA
Viaggi intorno al mondo
di Vittorio Polli

MILANO

Milano vituperata città senza verde, senza colline, senza fiumi: città di molte strade, rumorosa per i suoi tram che sono "i più belli" perché sono tra i soli rimasti nelle metropoli d'Europa; assordante per i veicoli a motore, non hai le piazze riposanti di molte città italiane e anche i monumenti del passato che possiedi, stanno i disparte confusi malamente con l'edilizia anonima di quasi tutte le strade.
Città senza poesia dove gli inverni lunghi e nella nebbia ovattano le cose e la gente e fanno preferire il chiuso delle stanze alla luce povera e al cielo grigio.
Ma una mattina, salito sopra una una carrozza tranviaria appena uscita dal deposito, hai visto tra i tetti delle case, tra le vie lunghe e diritte, un cielo miracolosamente terso che rifletteva dentro il tuo animo la luce salutare; quelle mattine in cui sembra che dal creato piovano in noi "pensieri felici", sorrisi e umore giocondo.
Sereno del cielo al mattino intravisto passando, sereno solvente dei nodi di pianto dell'umanità cittadina; e la vita a Milano sembrava mutata, c'era il risolutivo delle questioni sentimentali; il tonico contro l'iracondia accumulata in tanti giorni di oscura grigia nebbia.
Lo vedevi questo cielo in fondo alle strade e tra i fili e tra i coppi, tra i tetto e i camini e sembrava uscire dai tuoi desideri di sempre  e dai tuoi occhi ammirati.
Qui dove manca quasi del tutto il contatto con la natura, per via delle troppe c costruzioni; dove soltanto il volto dell'uomo ti guarda mentre raramente incontri il volto del creato.
Vedi del cielo solo dei piccoli pezzi negli squarci delle strade, quel cielo che sai di immenso e che resta dentro come un bruciante desiderio. Hai di fronte soltanto il volto dell'uomo, di tanti uomini, di tutte le età, che leggi nelle espressioni dei loro occhi, giovani uomini e donne, vecchi uomini e donne con sorrisi e senza sorrisi con un destino accettato o sopportato.
Volti di creature, non quello del cielo mattutino e della sua serenità intravisto sopra i tetti delle case in un fuggevole veloce momento. Sembra che il contatto umano cui ti obbliga il veicolo comune sia impuro; e che questo contatto con troppa gente, lo sporco delle cose e degli elementi, lo sporco invernale non sia da confrontare con il puro del colore; il puro della luce e la purezza dei sentimenti che suscita un pezzo di cielo, un quadratino apparso d'un tratto nella prospettiva d'una rumorosa città.
Il contatto che subito al primo mattino ti aveva messo in marcia, ti aveva dato una spinta, una carica di buona volontà.
Ma poi avevi dovuto dimenticare vergognosamente quel poco di cielo intravisto, la giornata serena, le aure fresche, il verde delle acque, il lento andare dei fiumi e il solo altissimo sopra la distesa del mare.
Un mattino sereno a Milano, trascinato dal rumore di un tram, sembrava un giorno della vita perduto per sempre.

  1959